Il ritorno dell'autunno

Nonostante qui nella capitale le temperature siano ben lontane dal sembrare autunnali, c'è un sentore diverso nei desideri delle persone. L'Autunno, che quando ero bambina, diventava tutto un accendersi di foglie gialle e rosse e di un verde tenero e di un vinaccia intenso, adesso verdeggiano ancora sugli alberi. Complici le temperature assai più alte di una crisi climatica criticata e inascoltata da troppi. Mi sono trasferita da poco, qui nella "più bella città del mondo". Vengo da un posto dove adesso i boschi si tingono di rosso e si accendono, tra ocra e marrone e zenzero. In un certo senso sono tornata a casa, dopo così tanti anni che mi pare di aver perso le misure di questa città. Oggi è il primo giorno di autunno e vedo fiorire su blog, su siti e sulle piattaforme come Yt e Tik Tok tutto un pullulare di video su come vivere l'autunno e che cosa fare e come sentirsi connessi/e con la stagione. Il punto è che siamo sconnessi, che si viva nei boschi, vicino, oppure in pieno centro cittadino. Oppure, in un quartiere, come questo, dove il verde non manca. La disconnessione deriva dal diverso interesse che proviamo per la Natura e non parlo dei fiori sul balcone o del boschetto dietro casa. Fortunato/a chi lo ha. Parlo di quello che viviamo ogni giorno, chiusi in auto, bus, metro, case, uffici, scuole, ecc. Intorno a noi c'è il rassicurante cemento armato, la solidità che giusto settanta anni fa gridava al futuro e al domani luminoso. Oggi torneremmo all'orticello vicino casa. Almeno i più. Nella nostra vita legata a dei ritmi che non sono ovviamente quelli naturali (nessuno o quasi si sveglia o va a dormire col sorgere o col calare del sole) pensare ad una vita da Strega all'interno di una città sembra quasi impossibile. Eppure, come dicevano gli antichi Egizi, tutto è sacro. Ogni cosa che ci circonda, in una visione profondamente radicata e animistica, ha un'essenza, uno spirito. Riscoprire il bello o il sacro nelle nostre caotiche giornate, sul bus o la metro affollati o in mezzo a gente vociante, è uno sforzo continuo. Eppure, se non ci fosse il Sacro, non potremmo vedere sul serio quello che ci circonda. Certo, ognuno di noi ha il suo concetto di sacro e sono certa che i credenti nelle tre religioni monoteiste abbiano idee assai diverse dalle mie. Eppure, vivere da Strega in città si può. Essere Strega non è solo celebrare le stagioni, gettare incantesimi o seguire una determinata tradizione. O praticare in solitaria. Si è Strega, uomo o donna che si sia, dentro di noi. Quando ci autodeterminiamo, quando rifiutiamo un certo modo di percepire il Sacro e ne scegliamo un altro, quando adoriamo determinate divinità o anche nessuna, quando ci schieriamo in un certo modo. La Strega non è solo chi celebra cerchi, riti, incantesimi o segue una ruota dell'anno. Ma anche, e soprattutto, chi quella magia la trova dentro di sè.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il Mare non è una moda

Considerazioni in merito all'insabbiamento

Circe, la maga derisa